Iglesiente e Costa delle Miniere crescente interesse

Iglesiente e Costa delle Miniere crescente interesse
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Iglesiente e Costa delle Miniere crescente interesse

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Grazie alle recenti azioni di promozione ad esempio per il Cammino Minerario di Santa Barbara, di cui si è parlato anche ad Expo2015 e per la costituzione, qualche settimana fa, di un marchio sotto l’egida Unesco - Unesco Global Geopark - che raggruppa circa 120 parchi siti in tutto il mondo e di cui anche il Parco Geominerario della Sardegna fa parte, l’Iglesiente vive un momento di grande interesse e visibilità.

La superficie del Parco Geominerario della Sardegna ricade in prevalenza nell’area SulcisIglesiente-Arburese-Guspinese, si tratta di una rilevanza quantitativa ma soprattutto qualitativa e Iglesias si trova al centro con la gran parte dei siti più interessanti e apprezzati ubicati nel suo territorio e nelle immediate vicinanze. L’Iglesiente infatti ha caratteristiche uniche ed è particolarmente ricco di aspetti legati alla millenaria attività mineraria e le sue miniere più importanti sono insediate nel cosiddetto “anello metallifero dell’Iglesiente”, dove le mineralizzazioni di piombo, argento e zinco sono insediate nelle formazioni geologiche carbonatiche che, con oltre 500 milioni di anni di età, sono le più antiche rocce d’Italia datate paleontologicamente da qui la sua rilevanza anche per gli studi scientifici legati alla geologia e alla mineralogia.

Iglesias è la custode per eccellenza della storia mineraria perché qui iniziata millenni fa nel neolitico, poi in epoca nuragica, proseguita con l’arrivo dei punici e poi dei romani i quali sfruttarono pesantemente i giacimenti minerari dell’isola (l’argento e il piombo erano estratti nelle miniere dell'Iglesiente in quantità tali da far scendere il costo di questi metalli in tutto l'impero”) - gli antichi storici di Roma citavano Metalla quando parlavano dei favolosi giacimenti, città mai rintracciata ma che si presume possa essersi trovata nella valle di Antas. Successivamente le miniere furono sfruttate dai pisani nel Medioevo e in ultimo e fino a tempi più recenti, dalla seconda metà del 1800 fino a oltre la prima del 1900. In questo ultimo periodo, prima che i giacimenti divenissero improduttivi le attività minerarie vissero un momento di grande fulgore regalando importanti testimonianze architettoniche, tecnologiche e culturali. Alcune caratteristiche come l’ubicazione spettacolare di alcuni siti e miniere e il livello di tecnologia e applicazione ingegneristica industriale per la costruzione, la gestione e il miglioramento della produzione hanno dato al territorio rilevanza internazionale (ad esempio come Porto Flavia e la miniera di Monteponi). Tutto ciò si somma alla già straordinaria e nota bellezza delle coste (la costa delle miniere), ricche di spiagge attrezzate con servizi o calette solitarie e natura selvaggia e intatta, tratti di costa da esplorare in barca o gommone o praticando snorkeling o immersioni per scoprirne gli apprezzatissimi fondali o le grotte.

Il gioiello più evidente della costa è il faraglione calcareo di Pan di Zucchero che troneggia di fronte alla spiaggia di Masua, monumento naturale insieme alla costa da Nebida a Cala Domestica dove anche si affaccia la galleria di Porto Flavia emblema del Parco Geominerario della Sardegna.

Le tante opportunità per praticare attività e sport all’aria aperta (ad esempio ciclismo trekking - come nel sentiero Miniere nel Blu), enogastronomiche, culturali (come ad esempio il tempio di Antas, la Reggia Nuragica di Seruci, il parco archeologico di Sirai, il grande museo del carbone - Centro Italiano della Cultura del Carbone di Serbariu, il museo dell’arte mineraria di Iglesias, per citarne qualcuno) ambientali (come il Parco Linasia e la foresta del Marganai, le grotte di San Giovanni a Domusnovas e quelle di Su Mannau a Fluminimaggiore) rendono questo territorio estremamente interessante e appetibile oltre che unico in ogni periodo dell’anno.